Con la facciata termoattiva la casa dice addio alla caldaia

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Assieme al tradizionale isolamento, l’acqua che scorre in un sistema di serpentine aiuta a regolare la temperatura interna sfruttando la massa dei muri esistenti

Un brevetto che scommette sull’applicazione di una facciata termoattiva, cioè su un sistema capace di attivare sotto l’aspetto termico la massa di un edificio esistente e di spostare il focus del progetto dal riscaldamento e raffreddamento dei volumi interni di aria allo sfruttamento della naturale inerzia termica della struttura. Muri e pareti diventano, in sostanza, innovativi sistemi di accumulo naturale del caldo e del freddo.

La tecnologia è stata messa a punto dallo studiodbm di Sesto San Giovanni e, fra le applicazioni più note, verrà impiegata per la riqualificazione di alcuni edifici pubblici del Comune di Certosa di Pavia, fra cui il municipio e alcune scuole e ambulatori medici. L’intervento, che sarà realizzato in project financing e senza oneri finanziari per l’amministrazione dalla Esco Samso (vincitrice di un bando da 1,8 milioni), consentirà in particolare di trasformare l’attuale palazzo del Comune in un edificio Nzeb (consumo energetico pari quasi a zero, ndr).

La facciata termoattiva si compone di diversi elementi. Cuore dell’innovazione è lo speciale termointonaco, a base cementizia e ad alta resistenza meccanica, sviluppato secondo una formula brevettata e per conto di studiodbm dalla società Cugini di Bergamo. La miscela ha la capacità di mantenere una temperatura controllata fra i 25 e i 30 gradi e fa da barriera alle dispersioni. Oltre a ricevere apporti solari diretti, viene “ pilotata” termicamente da un sistema di serpentine – in cui circola acqua calda o fredda a seconda delle necessità – che sono posate sotto l’intonaco stesso, sulle pareti perimetrali del fabbricato. Tutto viene regolato dall’energia rinnovabile di un impianto solare termico e da un sistema domotico, che controlla in modo costante la temperatura interna ed esterna del fabbricato. L’insieme così integrato riesce ad “attivare” la massa termica dei muri (cioè a sfruttarne le caratteristiche di accumulo). L’edificio è, infine, ricoperto da uno strato isolante.

«Il principio di attivazione termica delle masse dell’edificio – racconta l’architetto Gianpaolo Di Giovanni, dello studiodbm – è noto da tempo alla letteratura tecnica, ma fino a oggi è stato applicato sono nelle nuove costruzioni e mai sfruttato davvero nelle ristrutturazioni dell’esistente. Tuttavia, il patrimonio edilizio italiano è costituito da circa 12 milioni di edifici, che per la maggior parte hanno prestazioni energetiche scadenti se non versano addirittura in uno stato di evidente degrado. La nostra idea è stata quella di trovare una soluzione di facile applicazione proprio per una parte di questi immobili».

La termofacciata è stata già testata con successo e studiata nel caso pilota di un edificio residenziale ristrutturato a Paderno Dugnano (Mi) ed ora sarà implementata non solo nel Comune di Certosa, ma anche a Monza, su un edificio scolastico. Insieme all’Università di Bergamo, è inoltre in corso uno studio che sta valutando la possibilità di armare l’intonaco con gli spessori necessari a un rafforzamento dell’immobile anche in funzione antisismica.

«Non tutti gli immobili sono adatti a questo tipo di tecnologia – prosegue Di Giovanni –. Più la muratura dell’immobile preesistente è massiva, più il risultato che si ottiene sarà efficiente. Per questa ragione, sono particolarmente adatti alla riqualificazione con questa tecnologia gli edifici con struttura in cemento. Un po’ meno, ma ugualmente performante con il mattone pieno. Un po’ meno ancora con il forato. Con il legno o se un edificio è isolato, inutile applicare questa tecnologia. Idem per le facciate storiche: ma in questo caso la ragione è la difficoltà di riprodurre forme e decori originari».

I risultati possono portare a notevoli miglioramenti energetici. A fronte di un intervento di isolamento con un cappotto tradizionale, la spesa passa da 55/60 euro a 110-120 euro al mq senza considerare l’impianto solare, che non può essere prezzato se non sulla effettiva superficie/esposizione dell’edificio. «Il ritorno di questo investimento – dice Pineta – è calcolato in 6-7 anni contro i 13 circa di un cappotto tradizionale. Si può arrivare ad abbattere anche a zero i consumi dell’edificio, fino ad eliminare la stessa caldaia. Anche in termini di comfort interno la tecnologia consente il raggiungimento di un risultato ottimale e l’immobile acquista valore».
«Nella maggior parte dei comuni gli immobili pubblici sono poco efficienti dal punto di vista delle prestazioni energetiche – aggiunge Igor Bovo, amministratore delegato di Samso – con grandi sprechi e dispersioni, e inevitabili ricadute sulle casse dell’amministrazione pubblica. Grazie all’intervento che metteremo in campo, Certosa di Pavia diventerà un paese più green, abbatteremo i consumi aumentando il comfort generale di questi edifici ad uso pubblico e miglioreremo la qualità dell’aria, prevediamo infatti di ridurre grandi quantità di Co2 immessa in atmosfera, circa 350 mila kg all’anno».

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